martedì 23 febbraio 2010

LE INSIDIE DEL GOVERNO

Per Stefano Folli, principe degli analisti politici ed editorialista del Sole24ore, la fotografia del Paese è quella scattata recentemente dalla Corte dei conti: un malessere morale molto diffuso, un dilagare della corruzione. “Ma quello che preoccupa non è tanto la corruzione, bensì spesso il malcostume nel campo degli affari, l’incapacità di distinguere ciò che dovrebbe essere il comportamento pubblico da parte di persone che hanno responsabilità pubbliche e i comportamenti illeciti. Questa zona grigia è molto diffusa nel Paese”.
- Con l’approvazione del decreto Emergenza sulle nuove norme della Protezione civile ci avviamo a una nuova stagione della trasparenza nel campo degli appalti e della pubblica amministrazione?
“Su questo sono molto scettico. La trasparenza non la ottieni con un decreto. La classe politica ha il dovere di mettere in atto tutta una serie di regole e controlli e deve farli rispettare. Non credo molto allo schema che gli italiani sono irriducibili alle norme di rispetto civico. Questa spiegazione mi convince fino a un certo punto e rischia di diventare un alibi per la politica. Il rilancio nelle opere pubbliche dunque ci vuole, con le opportune garanzie. Ma questo rilancio si realizza soprattutto con un ‘opera costante e anche molto seria di rinnovamento morale, non con un decreto”.
- Ieri il decreto è andato sotto tre volte. Significa qualcosa?
“Certo, vuol dire che questo provvedimento è arrivata senza fiato alla meta, in condizioni generali molto diverse rispetto a quando era stato concepito. Queste operazioni si fanno quando c’è la cornice politica adatta. E adesso la cornice politica si è dissolta. Se non ci fosse stata l’inchiesta della procura di Firenze il decreto sarebbe passato nella distrazione generale. Ora c’è una situazione molto diversa. L’inchiesta ha fatto percepire a tutti che c’erano delle incongruità del decreto. Il meccanismo dei controlli è sembrato troppo fragile, troppo debole. Il decreto doveva creare uno strumento per gli interventi straordinari anche quando non c’è l’emergenza. Ma è venuta meno la tensione che doveva sostenere una legge così ambiziosa.”.
- La Protezione civile è un’eccellenza del Governo e del Paese. Vederla al centro di un’inchiesta è avvilente per tutti gli italiani.
“Certamente. Anche io sono un sostenitore della Protezione civile. Ma voglio vedere i risultati nel campo delle grandi emergenze, più che gli appalti sui cosiddetti eventi straordinari. E soprattutto voglio che la Protezione civile non sia una fucina di illegalità”.
- Forse il Governo, partendo dagli innegabili risultati di Napoli, dell’Aquila e di altri eventi, ha voluto forzare un po’ troppo nell’incasso del dividendo politico.
“La Protezione è uno strumento bi-partisan che va al di là della contrapposizione classica maggioranza-opposizione e unisce il Paese. Questo anche nella retorica sana. I successi della protezione civile a L’Aquila e altrove riempiono di orgoglio tutti gli italiani. Senza dubbio era meglio mantenersi all’interno di questo spirito. Lì c’è stata una forzatura. Il governo si è voluto annettere il quadro politico quando era meglio che fossero gli elettori a decidere chi premiare politicamente per il buon funzionamento della Protezione civile”.
- Il ciclone è arrivato a lambire il sottosegretario Gianni Letta
“Questo non è un buon segno. Ma soprattutto, a meno che non esistano valide ragioni, (e allo stato non mi sembra) colpire un uomo dell’integrità di Gianni Letta che devo dire ha avuto grandi meriti per il bene del Paese in questi anni, è un atto di sostanziale irresponsabilità. Significa far cadere l’arco di volta di un sistema che si regge su un modesto livello di legittimazione reciproca”.
-Nel senso che Letta è la colomba con la mano sempre tesa verso l’opposizione?
”Non solo. Letta è stato l’uomo che ha costituzionalizzato il berlusconismo e ha fatto un lavoro di costante cucitura e raccordo tra maggioranza e opposizione, tra maggioranza e istanze istituzionali, come la presidenza della Camera o il Quirinale. Colpire lui e questo suo lavoro significa colpire questa costruzione, forse un po’anomala nelle democrazie occidentali, ma che in Italia è fondamentale. Non oso pensare quale sarebbe stata la nostra esperienza politica in questi anni se non ci fosse statato Letta. Anche per l’opposizione”.
- Dopo le elezioni regionali non ci sono più consultazioni rilevanti fino al 2013. Ci sarà un clima più sereno per avviare le riforme di cui il Paese ha bisogno?
“In teoria sì. Se però dal voto regionale emergerà una sostanziale equivalenza tra maggioranza e opposizione, calcolando magari anche le Regioni in cui non si voterà. Obiettivamente la maggioranza si è un po’ indebolita dopo la vicenda della Protezione civile. Se l’opposizione uscisse relativamente in salute, forse esisterebbero le condizioni per provare a rifare insieme un percorso di tipo riformatore, come la riforma della giustizia. Ci vorrebbe un Paese un po’ più diviso a metà (nel senso che i pesi politici si bilanciano) per essere più unito”.
- Quale sarà il peso della Lega in futuro?
“E’ una delle questioni. La Lega molto forte nel voto regionale vorrebbe dire che il partito del presidente del Consiglio si è molto indebolito. Ci sarebbero nuove tensioni”.
- Berlusconi ha dimostrato di avere una capacitò straordinaria di uscire dalle difficoltà, come nel caso escort.
“E’ vero. Però devo dire che questa vicenda della Protezione civile è più insidiosa. L’agenzia di Bertolaso è il suo fiore all’occhiello, il simbolo della sua maggiore stagione politica (l’Aquila, il G8, l’emergenza rifiuti di Napoli). Viene lambito Letta, e quindi è chiaro il messaggio, che per Berlusconi è un messaggio pesante. Non si tratta di difendersi da questioni giudiziarie. Stavolta si intacca la gestione del governo nei suoi aspetti migliori. E questo è politicamente molto insidioso”.