Per Stefano Folli, principe degli analisti politici ed editorialista del Sole24ore, la fotografia del Paese è quella scattata recentemente dalla Corte dei conti: un malessere morale molto diffuso, un dilagare della corruzione. “Ma quello che preoccupa non è tanto la corruzione, bensì spesso il malcostume nel campo degli affari, l’incapacità di distinguere ciò che dovrebbe essere il comportamento pubblico da parte di persone che hanno responsabilità pubbliche e i comportamenti illeciti. Questa zona grigia è molto diffusa nel Paese”.
- Con l’approvazione del decreto Emergenza sulle nuove norme della Protezione civile ci avviamo a una nuova stagione della trasparenza nel campo degli appalti e della pubblica amministrazione?
“Su questo sono molto scettico. La trasparenza non la ottieni con un decreto. La classe politica ha il dovere di mettere in atto tutta una serie di regole e controlli e deve farli rispettare. Non credo molto allo schema che gli italiani sono irriducibili alle norme di rispetto civico. Questa spiegazione mi convince fino a un certo punto e rischia di diventare un alibi per la politica. Il rilancio nelle opere pubbliche dunque ci vuole, con le opportune garanzie. Ma questo rilancio si realizza soprattutto con un ‘opera costante e anche molto seria di rinnovamento morale, non con un decreto”.
- Ieri il decreto è andato sotto tre volte. Significa qualcosa?
“Certo, vuol dire che questo provvedimento è arrivata senza fiato alla meta, in condizioni generali molto diverse rispetto a quando era stato concepito. Queste operazioni si fanno quando c’è la cornice politica adatta. E adesso la cornice politica si è dissolta. Se non ci fosse stata l’inchiesta della procura di Firenze il decreto sarebbe passato nella distrazione generale. Ora c’è una situazione molto diversa. L’inchiesta ha fatto percepire a tutti che c’erano delle incongruità del decreto. Il meccanismo dei controlli è sembrato troppo fragile, troppo debole. Il decreto doveva creare uno strumento per gli interventi straordinari anche quando non c’è l’emergenza. Ma è venuta meno la tensione che doveva sostenere una legge così ambiziosa.”.
- La Protezione civile è un’eccellenza del Governo e del Paese. Vederla al centro di un’inchiesta è avvilente per tutti gli italiani.
“Certamente. Anche io sono un sostenitore della Protezione civile. Ma voglio vedere i risultati nel campo delle grandi emergenze, più che gli appalti sui cosiddetti eventi straordinari. E soprattutto voglio che la Protezione civile non sia una fucina di illegalità”.
- Forse il Governo, partendo dagli innegabili risultati di Napoli, dell’Aquila e di altri eventi, ha voluto forzare un po’ troppo nell’incasso del dividendo politico.
“La Protezione è uno strumento bi-partisan che va al di là della contrapposizione classica maggioranza-opposizione e unisce il Paese. Questo anche nella retorica sana. I successi della protezione civile a L’Aquila e altrove riempiono di orgoglio tutti gli italiani. Senza dubbio era meglio mantenersi all’interno di questo spirito. Lì c’è stata una forzatura. Il governo si è voluto annettere il quadro politico quando era meglio che fossero gli elettori a decidere chi premiare politicamente per il buon funzionamento della Protezione civile”.
- Il ciclone è arrivato a lambire il sottosegretario Gianni Letta
“Questo non è un buon segno. Ma soprattutto, a meno che non esistano valide ragioni, (e allo stato non mi sembra) colpire un uomo dell’integrità di Gianni Letta che devo dire ha avuto grandi meriti per il bene del Paese in questi anni, è un atto di sostanziale irresponsabilità. Significa far cadere l’arco di volta di un sistema che si regge su un modesto livello di legittimazione reciproca”.
-Nel senso che Letta è la colomba con la mano sempre tesa verso l’opposizione?
”Non solo. Letta è stato l’uomo che ha costituzionalizzato il berlusconismo e ha fatto un lavoro di costante cucitura e raccordo tra maggioranza e opposizione, tra maggioranza e istanze istituzionali, come la presidenza della Camera o il Quirinale. Colpire lui e questo suo lavoro significa colpire questa costruzione, forse un po’anomala nelle democrazie occidentali, ma che in Italia è fondamentale. Non oso pensare quale sarebbe stata la nostra esperienza politica in questi anni se non ci fosse statato Letta. Anche per l’opposizione”.
- Dopo le elezioni regionali non ci sono più consultazioni rilevanti fino al 2013. Ci sarà un clima più sereno per avviare le riforme di cui il Paese ha bisogno?
“In teoria sì. Se però dal voto regionale emergerà una sostanziale equivalenza tra maggioranza e opposizione, calcolando magari anche le Regioni in cui non si voterà. Obiettivamente la maggioranza si è un po’ indebolita dopo la vicenda della Protezione civile. Se l’opposizione uscisse relativamente in salute, forse esisterebbero le condizioni per provare a rifare insieme un percorso di tipo riformatore, come la riforma della giustizia. Ci vorrebbe un Paese un po’ più diviso a metà (nel senso che i pesi politici si bilanciano) per essere più unito”.
- Quale sarà il peso della Lega in futuro?
“E’ una delle questioni. La Lega molto forte nel voto regionale vorrebbe dire che il partito del presidente del Consiglio si è molto indebolito. Ci sarebbero nuove tensioni”.
- Berlusconi ha dimostrato di avere una capacitò straordinaria di uscire dalle difficoltà, come nel caso escort.
“E’ vero. Però devo dire che questa vicenda della Protezione civile è più insidiosa. L’agenzia di Bertolaso è il suo fiore all’occhiello, il simbolo della sua maggiore stagione politica (l’Aquila, il G8, l’emergenza rifiuti di Napoli). Viene lambito Letta, e quindi è chiaro il messaggio, che per Berlusconi è un messaggio pesante. Non si tratta di difendersi da questioni giudiziarie. Stavolta si intacca la gestione del governo nei suoi aspetti migliori. E questo è politicamente molto insidioso”.
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martedì 23 febbraio 2010
LE INSIDIE DEL GOVERNO
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lunedì 17 agosto 2009
L'ITALIA NEL FRULLATORE
Per chi si fosse perso la prima puntata, l’intervista pubblicata domenica 21 giugno, Stefano Folli, editorialista del Sole24ore e principe dei commentatori politici, prevedeva una caduta del Cavaliere e uno stallo della politica. Se lo stallo è ormai visibile per tutti, Berlusconi è ancora il capo di una coalizione sempre più sfilacciata. Con due novità-tormentoni che tengono banco in questa mezza estate e che si tengono insieme: il tradizionale predominio mediatico ferragostano della Lega, con la sua escalation di leggi e proposte anche bislacche, come i sottotitoli in dialetto per le fiction, e il nascente partito del Sud. Questione settentrionale e meridionale che si tengono insieme a filo doppio e che rischiano di mettere il Paese in un frullatore.
- Parlavamo di Berlusconi “anatra zoppa”, ma finora la caduta non c’è stata.
“Queste situazioni o producono un crollo repentino nel giro di pochissime settimane oppure si crea un fenomeno di adattamento, anche da parte dell’opinione pubblica. Questo avviene in tutto il mondo. Clinton scampò allo scandalo Lewinski ma ne uscì con un’immagine intaccata”.
- Sta di fatto che la situazione politica è ancora in fase di stallo...
“La crisi economica, nonostante i segnali di ripresa, è ancora forte e l’opinione pubblica si aspetta delle iniziative, dei provvedimenti per fronteggiare questa situazione. In un momento come questo un vuoto di potere non piace a nessuno. E poi non c’è un’ipotetica alternativa di governo. L’opposizione è completamente paralizzata”. - Il Cavaliere dunque, comunque vada, rimarrà saldo in sella... “Questo non significa che la cosa è stata dimenticata. Berlusconi è abbastanza logorato come figura pubblica, anche se non in procinto di cadere. Il rapporto con i cattolici, in cui il Cavaliere ha sempre avuto un notevole seguito, è molto compromesso”. - Dunque, a meno di colpi di scena, il pubblico “sventolio di mutande”, non gli impedirà di andare avanti.
“Il problema è se lui ha ancora la forza di esercitare la leadership forte. E’ come se ci fosse un patto con l’opinione pubblica: voi chiudete gli occhi e io, premier, vi garantisco un governo efficace”.
- Una specie di secondo, implicito, anche se non pubblico, contratto con gli italiani...
“In qualche modo si. Il politico è logorato rispetto a 15 anni fa, anche per via del tempo. Nell’Europa moderna non c’è più nessuno dei politici che agivano sulla scena politica ai tempi della sua famosa discesa in campo, nel 1994. Mitterand, che è stato il leader più longevo, è arrivato a 14 anni di presidenza all’Eliseo. Berlusconi ha superato tutti, è stato il baricentro della politica italiana. Nessuno può vantare un primato del genere. C’è un logoramento insito nella durata dell’arco temporale. E’ in condizione oggi Berlusconi di far valere la sua parte di contratto? Questo è il punto”.
- Se non ci riesce che succede? “Se non ci riesce allora anche gli aspetti che riguardano la rappresentabilità di certi suoi comportamenti potrebbero tornare a galla come elemento di forte turbamento dell’opinione pubblica nei suoi confronti. Questo avviene in una fase successiva. E come se si dicesse: vediamo cosa sei in grado di fare nei prossimi mesi”.
- Nel frattempo è esplosa la questione meridionale, con lo strappo del governatore siciliano Lombardo e del vicerè Micicché.
“Lo strappo meridionalista costituisce la vera minaccia nel Centrodestra”.
- Non c’è anche l’opposizione del Pd?
“Il Pd è totalmente fuori gioco. Il problema non li riguarda. La dialettica opposizione maggioranza è tutta all’interno del Centrodestra.”.
- Venendo a mancare il dibattito maggioranza-opposizione si è formato all’interno del Pdl un conflitto Nord-Sud.
“Una dialettica che a saperla dominare potrebbe essere perfino vantaggiosa ma che può diventare distruttiva. Berlusconi nel corso degli anni ha rappresentato un momento di sintesi efficace. Ha messo insieme pezzi di Nord e di Sud”.
- Ma oggi Berlusconi non è più un novello Garibaldi, sembra incapace di unire il Settentrione al Meridione.
“La domanda che dobbiamo porci è questa: il Cavaliere rappresenta ancora un elemento di sintesi o va avanti per piccolo cabotaggio? Mi pare che la risposta sia la seconda. Un giorno si dà ragione al Sud il giorno dopo al Nord”. - Poi però deve tranquillizzare Bossi e quindi apre sulle gabbie salariali... ”C’è un aspetto nuovo che è dato dalla difficoltà di tenere insieme le forze che tengono insieme il Nord e le forze meridionaliste che hanno imparato il metodo della Lega. Senza avere peraltro le caratteristiche del Carroccio, i suoi legami autentici, territoriali”.
- Il nascente partito del Sud non ha legami territoriali? “Qui siamo di fronte a un gioco di un ceto politico che si è organizzato per fare pressione su Roma, Ma tutto questo produce problemi seri in una situazione di scarsità di risorse economiche. Li voglio vedere, i grandi piani di investimenti nel Sud, con la Lega nervosa e potente com’è in questo frangente politico...”
- La Lega continua a mantenere il suo sigillo su questa maggiornza.
“E’ un partito che vale l’11 per cento dei voti ma politicamente fa valere la sua rendita di posizione nel momento in cui Berlusconi è comunque indebolito. Sostiene la sua coalizione, ma guadagna posizioni di potere, marca un’identità, mette il Pdl in una posizione difficile sul piano elettorale”. - In effetti la loro marcia verso i governatorati del Nord alle elezioni amministrative appare inarrestabile...
“I leghisti hanno l’occhio lungo. Pensano già alla prossima presidenza di Lombardia e Veneto. In passato Berlusconi sapeva gestire bene queste situazioni. Adesso vedo che a partire da questa storia del partito del Sud che - non esiste come partito ma come gruppo di pressione - qualcosa è cambiato nella geografia del Centrodestra. La dinamica che si è messa in moto tra Nord e Sud è molto più insidiosa e pericolosa dello scandalo della Escort”.
Nel frattempo, su un altro mondo, si sta svolgendo il dibattito congressuale nel Pd. Quando torneranno su questa terra?
“Secondo me Bersani ormai ha vinto. La sua sinistra di riferimento è l’ex partito comunista, i ds”. - In tal caso la forma partito che ne può nascere in seno al Pd è il ritorno a un partito che tenda a recuperare legami a sinistra e instaurare alleanze con il centro cattolico e moderato.
“L’aspetto rilevante rispetto alla ricollocazione complessiva del Pd nell’ambito socialdemocratico è che può nascere un centro con una sua consistenza parlamentare e di opinione pubblica in grado - in prospettiva - di stringere un’alleanza con il Pd di Bersani. Senza la quale, come è noto, in Italia non si va da nessuna parte.
- Pensa che in tal caso ci potrebbe essere una fuoriuscita dei moderati e dei cattolici come la Binetti o Rutelli, magari verso l’Udc di Casini?
“Se nasce questo baricentro forte al centro (irrilevante se Binettie Rutelli vanno da Casini) si potrebbero creare sommovimenti rilevanti che riguardano pezzi del Centrodestra”.
- Ogni tanto Pisanu e Scaiola lanciano qualche messaggio, magari in antitesi alla Lega. Potrebbero essere loro i primi ad abbandonare la grande nave del Cavaliere? “Potrebbero. Ma oggi questa eventualità, allo stato delle cose, non è credibile. Quella di un nuovo centro non è una storia di oggi e neanche di domani. Finché c’è Berlusconi sulla scena non ci sarà mai un centro alternativo con una qualche verosimiglianza. Berlusconi tiene bloccato il centro moderato, mentre il partito che domina è la Lega. Questo piccolo centro di Casini, che pure è riuscito a conservare i suoi voti, può diventare solo una promessa per il futuro”.
- Parlavamo di Berlusconi “anatra zoppa”, ma finora la caduta non c’è stata.
“Queste situazioni o producono un crollo repentino nel giro di pochissime settimane oppure si crea un fenomeno di adattamento, anche da parte dell’opinione pubblica. Questo avviene in tutto il mondo. Clinton scampò allo scandalo Lewinski ma ne uscì con un’immagine intaccata”.
- Sta di fatto che la situazione politica è ancora in fase di stallo...
“La crisi economica, nonostante i segnali di ripresa, è ancora forte e l’opinione pubblica si aspetta delle iniziative, dei provvedimenti per fronteggiare questa situazione. In un momento come questo un vuoto di potere non piace a nessuno. E poi non c’è un’ipotetica alternativa di governo. L’opposizione è completamente paralizzata”. - Il Cavaliere dunque, comunque vada, rimarrà saldo in sella... “Questo non significa che la cosa è stata dimenticata. Berlusconi è abbastanza logorato come figura pubblica, anche se non in procinto di cadere. Il rapporto con i cattolici, in cui il Cavaliere ha sempre avuto un notevole seguito, è molto compromesso”. - Dunque, a meno di colpi di scena, il pubblico “sventolio di mutande”, non gli impedirà di andare avanti.
“Il problema è se lui ha ancora la forza di esercitare la leadership forte. E’ come se ci fosse un patto con l’opinione pubblica: voi chiudete gli occhi e io, premier, vi garantisco un governo efficace”.
- Una specie di secondo, implicito, anche se non pubblico, contratto con gli italiani...
“In qualche modo si. Il politico è logorato rispetto a 15 anni fa, anche per via del tempo. Nell’Europa moderna non c’è più nessuno dei politici che agivano sulla scena politica ai tempi della sua famosa discesa in campo, nel 1994. Mitterand, che è stato il leader più longevo, è arrivato a 14 anni di presidenza all’Eliseo. Berlusconi ha superato tutti, è stato il baricentro della politica italiana. Nessuno può vantare un primato del genere. C’è un logoramento insito nella durata dell’arco temporale. E’ in condizione oggi Berlusconi di far valere la sua parte di contratto? Questo è il punto”.
- Se non ci riesce che succede? “Se non ci riesce allora anche gli aspetti che riguardano la rappresentabilità di certi suoi comportamenti potrebbero tornare a galla come elemento di forte turbamento dell’opinione pubblica nei suoi confronti. Questo avviene in una fase successiva. E come se si dicesse: vediamo cosa sei in grado di fare nei prossimi mesi”.
- Nel frattempo è esplosa la questione meridionale, con lo strappo del governatore siciliano Lombardo e del vicerè Micicché.
“Lo strappo meridionalista costituisce la vera minaccia nel Centrodestra”.
- Non c’è anche l’opposizione del Pd?
“Il Pd è totalmente fuori gioco. Il problema non li riguarda. La dialettica opposizione maggioranza è tutta all’interno del Centrodestra.”.
- Venendo a mancare il dibattito maggioranza-opposizione si è formato all’interno del Pdl un conflitto Nord-Sud.
“Una dialettica che a saperla dominare potrebbe essere perfino vantaggiosa ma che può diventare distruttiva. Berlusconi nel corso degli anni ha rappresentato un momento di sintesi efficace. Ha messo insieme pezzi di Nord e di Sud”.
- Ma oggi Berlusconi non è più un novello Garibaldi, sembra incapace di unire il Settentrione al Meridione.
“La domanda che dobbiamo porci è questa: il Cavaliere rappresenta ancora un elemento di sintesi o va avanti per piccolo cabotaggio? Mi pare che la risposta sia la seconda. Un giorno si dà ragione al Sud il giorno dopo al Nord”. - Poi però deve tranquillizzare Bossi e quindi apre sulle gabbie salariali... ”C’è un aspetto nuovo che è dato dalla difficoltà di tenere insieme le forze che tengono insieme il Nord e le forze meridionaliste che hanno imparato il metodo della Lega. Senza avere peraltro le caratteristiche del Carroccio, i suoi legami autentici, territoriali”.
- Il nascente partito del Sud non ha legami territoriali? “Qui siamo di fronte a un gioco di un ceto politico che si è organizzato per fare pressione su Roma, Ma tutto questo produce problemi seri in una situazione di scarsità di risorse economiche. Li voglio vedere, i grandi piani di investimenti nel Sud, con la Lega nervosa e potente com’è in questo frangente politico...”
- La Lega continua a mantenere il suo sigillo su questa maggiornza.
“E’ un partito che vale l’11 per cento dei voti ma politicamente fa valere la sua rendita di posizione nel momento in cui Berlusconi è comunque indebolito. Sostiene la sua coalizione, ma guadagna posizioni di potere, marca un’identità, mette il Pdl in una posizione difficile sul piano elettorale”. - In effetti la loro marcia verso i governatorati del Nord alle elezioni amministrative appare inarrestabile...
“I leghisti hanno l’occhio lungo. Pensano già alla prossima presidenza di Lombardia e Veneto. In passato Berlusconi sapeva gestire bene queste situazioni. Adesso vedo che a partire da questa storia del partito del Sud che - non esiste come partito ma come gruppo di pressione - qualcosa è cambiato nella geografia del Centrodestra. La dinamica che si è messa in moto tra Nord e Sud è molto più insidiosa e pericolosa dello scandalo della Escort”.
Nel frattempo, su un altro mondo, si sta svolgendo il dibattito congressuale nel Pd. Quando torneranno su questa terra?
“Secondo me Bersani ormai ha vinto. La sua sinistra di riferimento è l’ex partito comunista, i ds”. - In tal caso la forma partito che ne può nascere in seno al Pd è il ritorno a un partito che tenda a recuperare legami a sinistra e instaurare alleanze con il centro cattolico e moderato.
“L’aspetto rilevante rispetto alla ricollocazione complessiva del Pd nell’ambito socialdemocratico è che può nascere un centro con una sua consistenza parlamentare e di opinione pubblica in grado - in prospettiva - di stringere un’alleanza con il Pd di Bersani. Senza la quale, come è noto, in Italia non si va da nessuna parte.
- Pensa che in tal caso ci potrebbe essere una fuoriuscita dei moderati e dei cattolici come la Binetti o Rutelli, magari verso l’Udc di Casini?
“Se nasce questo baricentro forte al centro (irrilevante se Binettie Rutelli vanno da Casini) si potrebbero creare sommovimenti rilevanti che riguardano pezzi del Centrodestra”.
- Ogni tanto Pisanu e Scaiola lanciano qualche messaggio, magari in antitesi alla Lega. Potrebbero essere loro i primi ad abbandonare la grande nave del Cavaliere? “Potrebbero. Ma oggi questa eventualità, allo stato delle cose, non è credibile. Quella di un nuovo centro non è una storia di oggi e neanche di domani. Finché c’è Berlusconi sulla scena non ci sarà mai un centro alternativo con una qualche verosimiglianza. Berlusconi tiene bloccato il centro moderato, mentre il partito che domina è la Lega. Questo piccolo centro di Casini, che pure è riuscito a conservare i suoi voti, può diventare solo una promessa per il futuro”.
domenica 21 giugno 2009
BERLUSCONI A SCADENZA
Sarebbe bello fare ricorso a un celebre aforisma di Ennio Flaiano:
"La situazione è grave ma non seria”. Purtroppo per l'editorialista
del “Sole 24 ore” Stefano Folli, già direttore del “Corriere della
Sera” e principe degli analisti politici, la situazione è grave, e
anche drammaticamente seria. Anche se la parola più corretta per
spiegare quello che stiamo vivendo è “stallo”. Stallo in un momento in
cui ci sarebbe un bisogno urgente di rifome e di misure contro la
crisi economica che macina centinaia di migliaia di disoccupati e che
in autunno promette nuvole nere, al Sud come al Nord. Politicamente è
come se vivessimo in un grande limbo, in una Fortezza Bastiani, quella
descritta da Dino Buzzati nel “Deserto dei Tartari”, in attesa che
succeda qualcosa che ancora non sappiamo. Folli nella sua rubrica sul
“Sole” ha scritto che il voto di oggi per il referendum e per i
ballottagi si svolge in un clima di crescente nervosismo. E ha notato,
attento com'è alle vibrazioni che vengono dai palazzi della politica,
che il presidente dela Camera Fini ha fatto per la seconda volta in de
giorni “un discrso denso di risvolti politici”
- Palazzo Grazioli, sede romana privata del presidente del Consiglio
(privata, ma non troppo, visto che si svolgono anche incontri pubblici
e di governo) ormai è molto peggio della sede di un reality. Un colpo
di scena, una velina, una “escort”, un'intervista, una confessione al
giorno, con tresche e risvolti grotteschi da tardo impero. Lei scrive
che ormai intorno a Berlusconi si sta consumando una crisi psicologica
e umana, anche se non politica.
“Questo lo dice anche il presidente della Camera Gianfranco Fini
dietro le righe delle sue ultime dichiarazioni. Certamente è un
sentimento che comincia a diffondesi dopo le rivelazioni e il gossip
che si diffonde su tutti i giornali. C'è una grande preoccupazione
istituzionale per questo logoramento senza precedenti”.
- Quel che è certo è che nella storia della Repubblica non si è mai
visto un “affaire” del genere, anche se è ancora tutto da dimostrare.
Il capo del Governo Silvio Berlusconi non dovrebbe fare un passo
indietro e dimettersi, come fece ad esempio il presidente della
Repubblica Giovanni Leone dopo le voci di uno scandalo che peraltro si
rivelò del tutto infondato?
“In quel caso le accuse, oltre che infondate, come ricorda, erano
diverse. Leone era stato accusato di essere legato a una questione di
tangenti. Il sospetto era di aver commesso un reato rave. Qui invece
siamo in un campo etico e personale. Questa è una cosa senza
precedenti. Del tutto nuova per i nostri standard. Inoltre Leone
rivestiva una carica istituzionale. Berlusconi ha un ruolo politico, è
un premier che gode di un consenso popolare molto ampio”
- La crisi di credibilità si trascinerà dietro anche a una crisi
politica, come dicono in molti?
“Dal punto di vista politico assistiamo a un logoramento, però non c'è
il punto preciso di caduta. Quello che sappiamo oggi è che da un punto
di vista etico si configurano situazioni gravi, ma da un punto di
vista delle conseguenze politiche non sappiamo quando l'equilibrio
diverrà insostenibile. Siamo in una situazione sfilacciata,
controversa...”
- Lei parla di un punto di contrasto istituzionale che si sta
delineando. Perchè?
“Perché la cosa è grave e probabilmente non ha rimedio ma al tempo
stesso non so come si determinerà un qualunque sbocco, una qualunque
via d'uscita. Siamo sul piano dei comportamenti privati di un
personaggio pubblico che ha un ruolo politico e istituzionale. Il
problema è che questo logoramento progressivo cui sembra sottoposto il
presidente del Consiglio mina la sua immagine e la sua credibilità e
determina uno stallo del Paese”.
- Berlusconi continua a dichiarare che andrà avanti e che far piazza
pulita di tutta la spazzatura gettata contro la sua persona.
“Glielo auguriamo ma di fatto c'è una paralisi. Con quale credibilità
può governare in queste condizioni?Da una parte il disrcedito,
dall'altra il largo consenso. Perché sotto il profilo del responso
delle urne, e del pronunciamento degli elettori e dei parlamentari o
deiministri non c'è una crisi politica. La maggioranza di governo è
ampia e non è rotta da una linea di frattura. E' una maggioranza
plasmata da Berlusconi negli anni, corroborata dal voto europeo, non
vedo chi potrebbe incrinarla”.
- Si dice la Lega, se volesse...
“La Lega potrebbe farlo. Ma mi pare che non stia facendo nulla per far
precipitare le cose. Bossi preferisce approfittare della debolezza
dell'alleato Berlusconi per ottenere quello che vuole. Il leader del
Carroccio sarà sempre di più il premier ombra del Paese. E' l'elemento
più politicamente importante all'interno della maggioranza. Acquisterà
sempre maggiore forza e potere in questo periodo di transizione in cui
siamo messi”.
-Siamo in un periodo di transizione?
“Assolutamente. E' certamente un periodo di transizione: perché
sappiamo che siamo destinati ad avere sicuramente uno squilibrio
politico. Ma non so dire quando. Nessuno lo sa. La maggioranza ancora
esiste. Però quello che doveva succedere è già successo”.
-Intende dire che Berlusconi è già un'anatra zoppa.
“L'espressione non mi piace molto ma possiamo anche adoperarla. Non
abbiamo bisogno di altri elementi per valutare la situazione.
Berlusconi è in scivolamento, sappiamo che il suo potere si corrode di
giorno in giorno ma non sappiamo quando cadrà. Lui pretende di
resistere contando sul fatto che ha un ampio consenso del Paese (e ce
l'ha veramnte, basti pensare ai due milioni e 700 mila preferenza
ottenute alle europee, non quante ne voleva lui, ma pur sempre
tantissime)”.
- Però prima o poi cadrà...
“Mi sembra inevitabile. C'è ad esempio il problema dell'elettorato
cattolico, che ormai manifesta un fastidio evidente. Ma prima che il
potere del Cavaliere sia minato ci vorrà del tempo. Per questo dico
che tutto il Paese è condannato allo stallo”.
-Quanto può durare lo stallo?
“Certamente mesi, non anni. Sarà una lenta caduta, un lento
scivolamento nelle sabbie mobili. Con la possibilità che la pronuncia
della Corte Costituzionale sul lodo Alfano possa determinare la
frattura finale. Se cade l'immunità e si apre la via giudiziaria non
si tiene più nulla. Ma la sentenza della Consulta è attesa per
settembre, non prima”.
- Non può esserci qualcuno che possa prendere il suo posto tra il Centrodestra?
“Nessuno nella maggioranza è preparato alla svolta, nemmeno Fini”.
- E nel Centrosinistra?
“Men che meno. Sono dei pazzi se pensano a questo. Non ne parliamo
neanche. Il Pd sembra alla perenne ricerca di identità. Nemmeno loro
saprebbero come gestire questa crisi, con il rischio che se ne
avvantaggi Di Pietro. La verità è che se Berlusconi cade noi andremo
incontro a un vuoto spaventoso, a un buco nero gravissimo per le
nostre istituzioni democratiche . Sembra di assister al bis del crollo
della Prima Repubblica con Tangentopoli. Per la seconda volta in 15
anni un evento extra-parlamentare taglia la testa della classe
politica e crea una situazione in cui né maggioranza e opposizione
sanno cosa fare”.
- Si parla di un'ipotesi istituzionale. Per esempio un governo
presieduto da Draghi.
“Mi sembra scorretto e improbabile. Non si va a prendere un
personaggio fuori dal parlamento per risolvere una crisi politica”.
- Con Ciampi questo avvenne...
“Ma in quel caso fu segata dalle inchieste un'intera classe dirigente.
Non c'è bisogno di commissariare tutta la classe politica, che c'è ed
è stata liberamente eletta dai cittadini. Ma si potrebbe andare
egualmente verso un governo istituzionale pescando dall'interno. Anche
se la Lega sarebbe contrarissima. E anche Di Pietro, naturalmente. Per
questo in questo momento stanno tutti con le bocce ferme. Però la
crisi c'è e resta. Viaggia intorno al logoramento di una persona sola
al comando. E intanto i problemi del Paese restano irrisolti o si
aggravano, proprio quando avremmo bisogno di approvare un programma di
riforme condivise con l'opposizione”.
- Ci potrebbe essere un colpo di Stato, visto che si continuano a
prefigurare tentazioni cesariste e bonapartiste, complotti, scosse e
oscure trame eversive da una pare e dall'altra?
“Come barzelletta sì. Vista la lealtà delle nostre forze armate e la
tenuta democratica e repubblicana del nostro Paese, che è uno dei più
sviluppati del mondo, l'idea di un colpo di Stato fa solo ridere, per
fortuna”.
"La situazione è grave ma non seria”. Purtroppo per l'editorialista
del “Sole 24 ore” Stefano Folli, già direttore del “Corriere della
Sera” e principe degli analisti politici, la situazione è grave, e
anche drammaticamente seria. Anche se la parola più corretta per
spiegare quello che stiamo vivendo è “stallo”. Stallo in un momento in
cui ci sarebbe un bisogno urgente di rifome e di misure contro la
crisi economica che macina centinaia di migliaia di disoccupati e che
in autunno promette nuvole nere, al Sud come al Nord. Politicamente è
come se vivessimo in un grande limbo, in una Fortezza Bastiani, quella
descritta da Dino Buzzati nel “Deserto dei Tartari”, in attesa che
succeda qualcosa che ancora non sappiamo. Folli nella sua rubrica sul
“Sole” ha scritto che il voto di oggi per il referendum e per i
ballottagi si svolge in un clima di crescente nervosismo. E ha notato,
attento com'è alle vibrazioni che vengono dai palazzi della politica,
che il presidente dela Camera Fini ha fatto per la seconda volta in de
giorni “un discrso denso di risvolti politici”
- Palazzo Grazioli, sede romana privata del presidente del Consiglio
(privata, ma non troppo, visto che si svolgono anche incontri pubblici
e di governo) ormai è molto peggio della sede di un reality. Un colpo
di scena, una velina, una “escort”, un'intervista, una confessione al
giorno, con tresche e risvolti grotteschi da tardo impero. Lei scrive
che ormai intorno a Berlusconi si sta consumando una crisi psicologica
e umana, anche se non politica.
“Questo lo dice anche il presidente della Camera Gianfranco Fini
dietro le righe delle sue ultime dichiarazioni. Certamente è un
sentimento che comincia a diffondesi dopo le rivelazioni e il gossip
che si diffonde su tutti i giornali. C'è una grande preoccupazione
istituzionale per questo logoramento senza precedenti”.
- Quel che è certo è che nella storia della Repubblica non si è mai
visto un “affaire” del genere, anche se è ancora tutto da dimostrare.
Il capo del Governo Silvio Berlusconi non dovrebbe fare un passo
indietro e dimettersi, come fece ad esempio il presidente della
Repubblica Giovanni Leone dopo le voci di uno scandalo che peraltro si
rivelò del tutto infondato?
“In quel caso le accuse, oltre che infondate, come ricorda, erano
diverse. Leone era stato accusato di essere legato a una questione di
tangenti. Il sospetto era di aver commesso un reato rave. Qui invece
siamo in un campo etico e personale. Questa è una cosa senza
precedenti. Del tutto nuova per i nostri standard. Inoltre Leone
rivestiva una carica istituzionale. Berlusconi ha un ruolo politico, è
un premier che gode di un consenso popolare molto ampio”
- La crisi di credibilità si trascinerà dietro anche a una crisi
politica, come dicono in molti?
“Dal punto di vista politico assistiamo a un logoramento, però non c'è
il punto preciso di caduta. Quello che sappiamo oggi è che da un punto
di vista etico si configurano situazioni gravi, ma da un punto di
vista delle conseguenze politiche non sappiamo quando l'equilibrio
diverrà insostenibile. Siamo in una situazione sfilacciata,
controversa...”
- Lei parla di un punto di contrasto istituzionale che si sta
delineando. Perchè?
“Perché la cosa è grave e probabilmente non ha rimedio ma al tempo
stesso non so come si determinerà un qualunque sbocco, una qualunque
via d'uscita. Siamo sul piano dei comportamenti privati di un
personaggio pubblico che ha un ruolo politico e istituzionale. Il
problema è che questo logoramento progressivo cui sembra sottoposto il
presidente del Consiglio mina la sua immagine e la sua credibilità e
determina uno stallo del Paese”.
- Berlusconi continua a dichiarare che andrà avanti e che far piazza
pulita di tutta la spazzatura gettata contro la sua persona.
“Glielo auguriamo ma di fatto c'è una paralisi. Con quale credibilità
può governare in queste condizioni?Da una parte il disrcedito,
dall'altra il largo consenso. Perché sotto il profilo del responso
delle urne, e del pronunciamento degli elettori e dei parlamentari o
deiministri non c'è una crisi politica. La maggioranza di governo è
ampia e non è rotta da una linea di frattura. E' una maggioranza
plasmata da Berlusconi negli anni, corroborata dal voto europeo, non
vedo chi potrebbe incrinarla”.
- Si dice la Lega, se volesse...
“La Lega potrebbe farlo. Ma mi pare che non stia facendo nulla per far
precipitare le cose. Bossi preferisce approfittare della debolezza
dell'alleato Berlusconi per ottenere quello che vuole. Il leader del
Carroccio sarà sempre di più il premier ombra del Paese. E' l'elemento
più politicamente importante all'interno della maggioranza. Acquisterà
sempre maggiore forza e potere in questo periodo di transizione in cui
siamo messi”.
-Siamo in un periodo di transizione?
“Assolutamente. E' certamente un periodo di transizione: perché
sappiamo che siamo destinati ad avere sicuramente uno squilibrio
politico. Ma non so dire quando. Nessuno lo sa. La maggioranza ancora
esiste. Però quello che doveva succedere è già successo”.
-Intende dire che Berlusconi è già un'anatra zoppa.
“L'espressione non mi piace molto ma possiamo anche adoperarla. Non
abbiamo bisogno di altri elementi per valutare la situazione.
Berlusconi è in scivolamento, sappiamo che il suo potere si corrode di
giorno in giorno ma non sappiamo quando cadrà. Lui pretende di
resistere contando sul fatto che ha un ampio consenso del Paese (e ce
l'ha veramnte, basti pensare ai due milioni e 700 mila preferenza
ottenute alle europee, non quante ne voleva lui, ma pur sempre
tantissime)”.
- Però prima o poi cadrà...
“Mi sembra inevitabile. C'è ad esempio il problema dell'elettorato
cattolico, che ormai manifesta un fastidio evidente. Ma prima che il
potere del Cavaliere sia minato ci vorrà del tempo. Per questo dico
che tutto il Paese è condannato allo stallo”.
-Quanto può durare lo stallo?
“Certamente mesi, non anni. Sarà una lenta caduta, un lento
scivolamento nelle sabbie mobili. Con la possibilità che la pronuncia
della Corte Costituzionale sul lodo Alfano possa determinare la
frattura finale. Se cade l'immunità e si apre la via giudiziaria non
si tiene più nulla. Ma la sentenza della Consulta è attesa per
settembre, non prima”.
- Non può esserci qualcuno che possa prendere il suo posto tra il Centrodestra?
“Nessuno nella maggioranza è preparato alla svolta, nemmeno Fini”.
- E nel Centrosinistra?
“Men che meno. Sono dei pazzi se pensano a questo. Non ne parliamo
neanche. Il Pd sembra alla perenne ricerca di identità. Nemmeno loro
saprebbero come gestire questa crisi, con il rischio che se ne
avvantaggi Di Pietro. La verità è che se Berlusconi cade noi andremo
incontro a un vuoto spaventoso, a un buco nero gravissimo per le
nostre istituzioni democratiche . Sembra di assister al bis del crollo
della Prima Repubblica con Tangentopoli. Per la seconda volta in 15
anni un evento extra-parlamentare taglia la testa della classe
politica e crea una situazione in cui né maggioranza e opposizione
sanno cosa fare”.
- Si parla di un'ipotesi istituzionale. Per esempio un governo
presieduto da Draghi.
“Mi sembra scorretto e improbabile. Non si va a prendere un
personaggio fuori dal parlamento per risolvere una crisi politica”.
- Con Ciampi questo avvenne...
“Ma in quel caso fu segata dalle inchieste un'intera classe dirigente.
Non c'è bisogno di commissariare tutta la classe politica, che c'è ed
è stata liberamente eletta dai cittadini. Ma si potrebbe andare
egualmente verso un governo istituzionale pescando dall'interno. Anche
se la Lega sarebbe contrarissima. E anche Di Pietro, naturalmente. Per
questo in questo momento stanno tutti con le bocce ferme. Però la
crisi c'è e resta. Viaggia intorno al logoramento di una persona sola
al comando. E intanto i problemi del Paese restano irrisolti o si
aggravano, proprio quando avremmo bisogno di approvare un programma di
riforme condivise con l'opposizione”.
- Ci potrebbe essere un colpo di Stato, visto che si continuano a
prefigurare tentazioni cesariste e bonapartiste, complotti, scosse e
oscure trame eversive da una pare e dall'altra?
“Come barzelletta sì. Vista la lealtà delle nostre forze armate e la
tenuta democratica e repubblicana del nostro Paese, che è uno dei più
sviluppati del mondo, l'idea di un colpo di Stato fa solo ridere, per
fortuna”.
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